Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche

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IBR



Eziologia

Il virus erpetico del bovino tipo 1 (BoHV-1) appartiene alla Famiglia Herpesviridae sottofamiglia Alphaherpesvirinae. Questa sottofamiglia è contraddistinta dalle seguenti caratteristiche:

1) spettro d’ospite variabile;
2) ciclo replicativo rapido;
3) propagazione attiva in colture cellulari;
4) distruzione delle cellule ospiti;
5) sede di latenza i gangli sensoriali;

Il virus è provvisto di una membrana pericapsidica di natura lipoproteica (envelope) e un nucleocapside (core) di forma icosaedrica contenente un doppio filamento di DNA approssimativamente di 140 kb. Il virione contiene circa 70 proteine di cui 11 sono glicoproteine localizzate nell’envelope.






Fig.1. Particella virale del virus erpetico del bovino tipo 1 (BoHV-1; microscopio elettronico). E, envelope; N, nucleocapside (core; Foto IZSUM)

Ad oggi si conosce un solo un tipo antigenico di BoHV-1, tuttavia utilizzando gli enzimi di restrizione si possono caratterizzare i seguenti sottotipi:

- BoHV-1.1
- BoHV-1.2a
- BoHV-1.2b 
- BoHV-1.3

Il BoHV-1.1 e il BoHV-1.2a sono responsabili principalmente di forme respiratorie e causano la Rinotracheite Infettiva del bovino (IBR), associata a febbre, riduzione della produzione di latte ed aborti. Le infezioni con questi sottotipi hanno un esito lieve. Gli isolati BoHV-1.2a, inoltre, causano aborto, a differenza degli stipiti BoHV-1.2b. Gli stipiti BoHV-1.1 sono molto più virulenti rispetto ai sottotipi BoHV-1.2b.
BoHV-1.3 sono stati isolati da vitelli venuti a morte in corso di encefaliti e da feti abortiti.
Il virus in natura è responsabile di forme cliniche nel bovino, suino e ovi-caprino. Nel cane, cavallo, cervo, bufalo, elefante asiatico, antilope, gnu, visone, il virus evoca la produzione di anticorpi, ma non è responsabile di sintomatologia clinica.
In condizioni sperimentali, ad oggi, l’IBR è stata riprodotta nel bovino.

Proprietà chimico-fisiche

Il virus è resistente in natura. L’inattivazione delle particelle virali dipende dalle condizioni ambientali, quali luce, umidità, pH e sostanza che contiene il virus. A 4°C, è stabile per 1 mese, mentre è inattivato a 56°C per 21 minuti. Diversamente a 37°C e a 22°C resiste rispettivamente per 10 e 50 giorni.
Il virus è sensibile a solventi organici, come cloroformio, etere e acetone. E’ inattivato con: 0,5% di NaOH; 0,01% di HgCl2; 1% di clorurato di calce; 1% derivati fenolici; 1% di sali quaternari di ammonio; 10% reattivo di Lugol. La formalina al 5% inattiva il virus in 1 minuto.

Coltivazione del virus

Il virus coltiva su un’ampia gamma di colture di tessuti di origine bovina. La replicazione è associata all’effetto citopatico (Fig. 2). Il virus produce placche, non induce la formazione di sincizi ed è responsabile della formazione di inclusi intranucleari di tipo A di Cowdry (Fig.3).

 

Fig.2. Effetto citopatico 24 ore post-semina
(Microscopio ottico, Foto IZSUM) - Controllo Negativo colture cellulari (Microscopio ottico, Foto IZSUM)



Fig.3. Inclusi intranucleari di tipo A di Cowdry (Microscopio ottico, Foto IZSUM)


Patogenesi

In condizioni naturali il virus infetta gli animali per via respiratoria o genitale.
Nella forma respiratoria (Rinotracheite infettiva del bovino, IBR), il virus replica inizialmente nella mucosa nasale e mediante i vasi linfatici, diffonde nel sangue. Durante questo periodo di incubazione, non si osserva alcun segno clinico, ma il virus già viene eliminato all’esterno con il secreto nasale e nel sangue inizia a replicare all’interno dei leucociti, senza provocarne lisi cellulare. Durante la fase viremica, raggiunge anche il sistema nervoso centrale, dove inizia lo stato di latenza.  Dopo circa 4-5 giorni, la viremia raggiunge la sua massima concentrazione e si osservano i primi sintomi della malattia, la cui gravità è in funzione dello stipite virale, dello stato immunitario e dell’età del soggetto (febbre, ipersecrezione nasale). In caso di guarigione clinica, l’animale infettato diventa portatore asintomatico del virus (latenza virale), fino all’insorgenza di un evento immunosoppressivo che ne determina la riattivazione virale. Il virus riattivato determina sempre una malattia respiratoria e, veicolato dai leucociti, può localizzarsi anche in organi bersaglio secondari che possono essere rappresentati dall’utero gravido, dalla mucosa intestinale o dal sistema nervoso centrale in vitelli molto giovani, sprovvisti di anticorpi circolanti.
Nella forma genitale il virus replica localmente, senza alcuna tendenza alla diffusione ad altri distretti dell’organismo e con scarse possibilità che possa instaurare un’infezione latente. Nella femmina si manifesta sotto forma di vulvovaginite pustolosa infettiva (IPV), mentre nel maschio si osservano pustole nella mucosa del prepuzio, del glande e del corpo del pene (balanopostiti). 

Latenza

Il virus BoHV-1 instaura, dopo un’infezione primaria, in assenza di un’adeguata protezione immunitaria, una fase d’infezione allo stato latente. Penetrando per via inalatoria o genitale, raggiunge, attraverso le terminazioni nervose presenti nelle mucose, i rispettivi siti di latenza, quali il ganglio del trigemino e lo sciatico (sacrale).
Nei neuroni, lo stato di latenza non è sostenuto dal virus completo, ma dal genoma che assume una forma circolare e codifica solo per alcuni geni della latenza (LAT).
Un intervento di stress di varia natura (parto, trasporto degli animali, stalle di sosta, fiere, infezioni intercorrenti di origine virale o parassitaria, trattamenti con glucocorticoidi) associato ad immunosoppressione, provoca la riattivazione del virus che non si localizza nelle mucose delle prime vie respiratorie, perché protette dall’immunità cellulare, ma eventualmente in altri organi bersaglio, rappresentati dall’utero gravido, dalla mucosa intestinale o dal sistema nervoso centrale.
A seguito di una prima infezione virale o dopo riattivazione della latenza, gli animali stimolano una risposta immunitaria cellulo-mediata e umorale.

Sintomatologia

Forma respiratoria: Rinotracheite infettiva del Bovino (IBR)

Il virus BoHV-1 ha un’elevata affinità per le mucose respiratorie dove determina un’intensa reazione infiammatoria, causando seri danni a carico delle cellule ciliate dell’epitelio. Dopo 48 ore, l’animale presenta ipertermia (40,5-41,5°C), con un picco intorno al 3-4° giorno, associata ad apatia, dispnea, diminuzione dell’appetito, diminuzione del peso corporeo, ipersalivazione, ipersecrezione nasale (Foto 4), dapprima sierosa e poi mucopurulenta. Negli allevamenti da latte è possibile osservare una riduzione della produzione del latte. Spesso è presente congiuntivite unilaterale o bilaterale con profusa lacrimazione. Le cavità nasali appaiono dilatate, iperemiche e presentano lesioni pustolose confluenti; la secrezione diviene sempre più densa e filante, di colore biancastro e, nelle fasi avanzate, tende ad assumere una colorazione rossastra per la presenza di tracce di sangue.
La mucosa tracheale nelle fasi iniziali evidenzia iperemia della stessa e della sottomucosa (Foto 5), mentre in fasi successive risulta tappezzata di ulcere che, confluendo, danno luogo alla formazione di pseudomembrane ed emorragie (Foto 6). L’animale respira a bocca aperta, presenta arti anteriori divaricati, testa estesa sul collo, tosse e starnuti.
Nel caso in cui non intervengano complicazioni batteriche o virali, i sintomi, dopo aver raggiunto la loro massima espressione alla fine della prima settimana, incominciano a regredire; viceversa, in presenza di germi o virus di irruzione secondaria, l’animale muore per l’insorgenza di una grave forma di broncopolmonite.
La morbilità può variare dal 20% al 100%, mentre la mortalità può arrivare fino ad un massimo del 10%.
Strettamente associate alla malattia respiratoria sono la forma abortigena (Foto 7 e la meningoencefalica (Foto 8).
La prima colpisce bovine al 4-5° mese di gestazione, provocando morte fetale a causa della formazione di lesioni necrotiche a livello placentare, mentre la seconda porta a morte i vitelli di 4-6 mesi di età.


Foto 4: Bovino con ipersecrezione nasale monolaterale (Foto IZSUM)


Foto 5: Tracheite mucosa (iperemia della mucosa e sottomucosa; Foto IZSUM)


Foto 6: Tracheite emorragica (edema della mucosa e sottomucosa; Foto IZSUM)


Foto 7: Aborto bovino al 5° mese di gestazione (Foto IZSUM)


Foto 8: Meningoencefalite nel vitello (Foto IZSUM)

Forma Genitale: Vulvovaginite pustolosa infettiva (IPV) e balanopostite

Il periodo d’incubazione è di 24-72 ore ed è seguito dalla comparsa di febbre, di tipo ondulante, della durata di alcuni giorni. Nella femmina la vulva si presenta tumefatta ed imbrattata di materiale denso che aderisce tenacemente alle labbra. Gli animali infetti di solito tengono la coda sollevata ed eseguono ripetuti tentativi di urinare che risultano sempre molto dolorosi. Nei casi lievi di malattia, la mucosa della vulva appare infiammata e risulta cosparsa di pustole (Foto 9) di dimensioni ridotte, di colore biancastro (Foto 10). La mucosa vaginale è congesta e presenta una certa quantità di essudato di colore giallastro. Nei casi più gravi le pustole presenti sulla mucosa vulvare tendono a confluire fra di loro dando origine ad una sorta di placche sopraelevate di colore giallastro e si osservano emorragie associate a grossi depositi di essudato vaginale. Dopo alcuni giorni il materiale necrotico superficiale viene eliminato residuando nella mucosa ampie zone di disepitelizzazione. La guarigione clinica si realizza in un tempo variabile da 10 a 14 giorni, anche se l’essudato vaginale può persistere per alcune settimane. Nel maschio, nei casi lievi, è visibile una congestione della mucosa del prepuzio e del glande che permane per 2-3 giorni, fino a regressione completa dei sintomi. Nei casi più gravi, compaiono pustole che successivamente si rompono, residuando in ulcere crateriformi. La guarigione avviene in circa 2 settimane. 


Foto 9: Evidenti pustole a livello della mucosa vulvare (Foto IZSUM)


Foto 10: Mucosa vaginale con pustole di colore biancastro (Foto IZSUM)

Diagnosi clinica e differenziale:

La presenza di febbre elevata, ipersalivazione ed ipersecrezione nasale in un allevamento bovino, autorizza a formulare il sospetto di IBR, di Afta Epizootica o Malattia delle Mucose (BVD). Nel caso di Afta, però, la prevalenza dell’infezione risulterebbe molto elevata (100%), mentre nell’IBR raramente supera il 30-40%.
L’ulteriore evoluzione clinica, inoltre, fornisce dati importanti ai fini differenziali.
Infatti la successiva comparsa di sintomi respiratori, può indirizzare maggiormente la diagnosi verso IBR, rispetto ad Afta Epizootica dove è possibile apprezzare principalmente zoppia e mammilliti. Inoltre nell’IBR è possibile osservare aborto tardivo dopo il 4-5° mese di gestazione.
La presenza di erosioni ed ulcere sia nella mucosa del cavo orale sia nello spazio interungueale, oltre alla comparsa di diarrea, depone per il sospetto di BVD.
La forma genitale dell’IBR deve essere differenziata con un altro virus erpetico del bovino, il BoHV-4. Quest’ultimo è responsabile di lesioni vulvari e vaginali del tutto simili a quelle indotte dal BoHV-1. Nel caso del BoHV-4, la vulvovaginite pustolosa infettiva costituisce un evento che nel tempo è stato preceduto da altri sintomi (calori irregolari, metriti, riassorbimenti embrionali) che hanno interessato molti soggetti dell’allevamento.



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